Solo pochi giorni fa, Pechino, la capitale cinese, ha accolto circa 600 dei migliori atleti paralimpici del mondo, diventando la prima città a ospitare sia i Giochi Paralimpici estivi che invernali.
Molte di queste 600 atlete sono donne e oggi vogliamo dedicare loro questo post del nostro blog, per mettere in luce il loro impegno, la loro perseveranza e la loro dedizione. Il loro spirito paralimpico le ha sempre tenute in prima fila abbattendo barriere.

Oksana Masters, Stati Uniti
Oksana Masters è una di quelle atlete instancabili con dieci medaglie paralimpiche in quattro discipline diverse: biathlon e sci di fondo ai Giochi Paralimpici Invernali, e canottaggio e ciclismo ai Giochi Paralimpici Estivi. A soli 14 anni ha dovuto affrontare l’amputazione di entrambe le gambe. Ha anche problemi alle mani, che la costringono a fissare i guanti agli sci.
Entrando nella sfera personale, detesta un pensiero molto comune tra alcune persone che credono che lei compaia solo per vincere. Oksana dà grande importanza a ciò che la gente pensa di lei e si sforza di credere in se stessa, cosa che non sempre le risulta facile. Come ha raccontato lei stessa in qualche occasione, tutto è iniziato con sua madre: "Credeva così tanto in me che volevo dimostrarle che aveva ragione".
Masters ha vinto due ori nel ciclismo ai Giochi Paralimpici di Tokyo 2020 che si sono svolti nell’estate del 2021. A dimostrazione della sua continua crescita, l’atleta era stata operata solo 3 mesi prima per rimuovere i linfonodi e un tumore.
Questa atleta completa ha l’abilità sufficiente per dominare diverse discipline estive e invernali, cosa che ammette essere molto difficile poiché coinvolge gruppi muscolari molto diversi: “Il ciclismo è tutto spinta, quindi si usano spalle, petto e bicipiti. Nello sci, invece, si perde petto, bicipiti e spalle, e si usano di più i dorsali e il core".
Birgit Skarstein, Norvegia
Birgit Skarstein è diventata ai Giochi Paralimpici Estivi 2020 di Tokyo la prima campionessa paralimpica nella storia della Norvegia. In quell’occasione ha vinto nello scull singolo femminile PR1.
È stata scelta come portabandiera della Norvegia ai Giochi Paralimpici Invernali di PyeongChang 2018, dove non ha conquistato medaglie, ma ha concluso al 7° posto nei 5 km di sci di fondo femminile.
Inoltre, ha una carriera televisiva che alcuni nel suo paese già conoscono: ha partecipato al programma televisivo norvegese 'Skal vi danse?' (Balliamo?).
La sua storia inizia con un’iniezione epidurale mal somministrata nel 2010 che ha paralizzato il suo corpo dalla vita in giù.
Solo 4 anni dopo, il suo forte spirito paralimpico l’ha portata al debutto ai Giochi Paralimpici Invernali di Sochi 2014. Due anni più tardi, a Rio 2016, è arrivata vicina al podio nel canottaggio. Questa disciplina è, infatti, la sua priorità, anche se ha affermato che combinare sci e canottaggio è una scelta vincente: “Il canottaggio mi rende una sciatrice migliore, perché mi dà forza e resistenza, oltre a una mentalità competitiva. Lo sci mi dà le ore e ore di allenamento di base di cui ho bisogno".

Jessica Gallagher, Australia
Jessica Gallagher è un’atleta che vanta nel suo curriculum una lunga lista di “prime volte” nella storia dello sport australiano. Ha festeggiato la sua prima partecipazione a dei giochi paralimpici a Vancouver 2010, proprio il giorno del suo compleanno. Per questo motivo, quando Gallagher ripensa a quei momenti, la nostalgia pervade i suoi ricordi.
Continuando sul tema delle “prime volte” di cui vi parlavamo prima, Jessica ha conquistato il bronzo nello slalom a Vancouver, diventando la prima donna nel suo paese a vincere una medaglia ai Giochi Paralimpici Invernali. Ma la storia non finisce qui: è stata anche la prima atleta a rappresentare l’Australia sia ai Giochi Estivi, a Londra 2012, dove ha gareggiato nel salto in lungo e nel lancio del giavellotto.
Infine, si è affermata anche come la prima atleta australiana a vincere medaglie in entrambe le versioni dei Giochi Olimpici, grazie al suo bronzo nella cronometro femminile di 1 km nel paraciclismo. Questo riconoscimento lo ha poi ripetuto a Sochi 2014.
Per chi non conoscesse bene come si svolge una gara di sci alpino, lei lo definisce perfettamente quando dice: "La fiducia richiesta tra lo sciatore e la guida non ha paragoni". Questo perché una guida va davanti agli atleti comunicando le istruzioni tramite auricolari Bluetooth.
Jessica assicura che "La fiducia richiesta tra lo sciatore e la guida non ha paragoni". "Le decisioni e la comunicazione che arrivano attraverso quegli auricolari avvengono in un decimo di secondo".
Momoka Muraoka, Giappone
Momoka Muraoka è una sciatrice innamorata delle piste. Nonostante abbia iniziato lo sport in carrozzina con l’atletica, una volta provata la velocità sulle piste, ne è rimasta affascinata. A 17 anni era già quinta nello slalom gigante di Sochi 2014.
Qualche anno dopo, a PyeongChang 2018, è stata la portabandiera del Giappone.
Muraoka vantava un ricco medagliere nello sci alpino: due bronzi, due argenti e un oro nello slalom gigante seduto.
In alcune interviste racconta che, una volta terminati i giochi invernali di PyeongChang 2018, ha iniziato a sentire il desiderio di provare l’atletica, disciplina che aveva praticato da bambina. Detto fatto. In soli due mesi di allenamento ha battuto il record giapponese dei 100 m.
Ai recenti giochi di Tokyo 2020 ha concluso al 6° posto nei 100 m T54 femminili.
Danielle Aravich, Stati Uniti
Danielle Aravich compete in due discipline molto impegnative e, come se non fosse abbastanza difficile, lo fa sia ai giochi invernali che a quelli estivi.
Se a Tokyo 2020 ha corso i 400 m T47, ai Giochi Paralimpici Invernali del 2022 gareggerà nello sci di fondo e nel biathlon.
La realtà è che nella competizione estiva non aveva molte altre alternative, dato che Danielle è nata senza l’avambraccio sinistro, quindi può partecipare solo a gare di sprint in pista.